Perché il papa può unire l'Italia

VINCENZO GIOBERTI

Il forte accento antifrancese, relativo soprattutto alla critica della Rivoluzione francese, e il richiamo alla specificità (o presunta superiorità) storico-morale dell'Italia, identificata con la sua matrice cattolica, assicurarono grande successo all'opera di Gioberti negli ambienti moderati e cattolici, che vi trovarono la possibilità di aderire alla prospettiva patriottica.

Le rivoluzioni tentate o malamente effettuate da cinquant'anni in qua nell'Italia, nella Spagna, nella Germania e altrove, non furono che imitazioni mal condotte della rivoluzione di Francia, partorite e governate dalle opinioni e dai successi gallici (francesi). Questa è la ragione per cui tali conati (tentativi) riuscirono vani o stentatamente attecchirono, come piante già floride e rigogliose ma intisichite (rese fragili), prchè trasportate sopra un terreno peregrino e posticcio, perchè educate sotto un cielo diverso e alieno dal loro genio natio (dalla specificità locale). Ecco io dico qual è il vero principio dell'unità italiana. [Il Papato] Questo principio è sommamente nostro e nazionale, poiché creò la nazione ed è radicato in essa da diciotto secoli: è concreto, vivo, reale, non astratto e chimerico, poiché è un istituto, un oracolo, una persona; è ideale, poiché esprime la più grande idea che si trovi al mondo […]; è pacifico come essenza civile, perché inerme e potentissimo per la sola autorità del consiglio e della parola; è, in fine, perfettamente ordinato in se stesso e nel modo del suo procedere, perchè è un potere organato (che deriva) da Dio stesso e costituisce il centro della società più mirabile che si possa trovare o immaginare fra gli uomini. Che il papa sia naturalmente e debba essere effettivamente il capo civile d'Italia è una verità provata dalla natura delle cose, confermata dalla storia di molti secoli, riconosciuta altre volte dai popoli e dai principi nostrali, e messa in dubbio solo da che gli uni e gli altri bevvero da estere fonti e ne derivarono il veleno nella loro patria. Né per effettuare questa confederazione egli è d'uopo (necessario) che il papa riceva o pigli un potere nuovo, ma solo che rimetta in vigore un diritto antico, interrotto bensì, ma non annullato, inalienabile (che non può essere trasferito) di sua natura, ed esercitato più volte solennemente.

Da V. Gioberti, Il primato morale e civile degli italiani, I, Torino, UTET, 1920